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  • I 3 attacchi più comuni a cui è soggetto WordPress.

    Come proteggere il proprio sito da un attacco brute force? Il primo step è impostare password sicure. Poi bisogna assicurarsi che l’hacker non trovi nessun username standard con cui provare a loggarsi. Quindi controllate che non ci siano user con nomi comuni come admin, administrator o developer. La maggior parte dei plugin di sicurezza hanno molte caratteristiche atte ad evitare attacchi brute force, ma se non si prendono in considerazione queste due precauzioni semplici e basilari, un hacker in media riuscirà ad entrare nel vostro sito dopo soli 15.000 tentativi, che si traducono in 2 secondi di tempo. Se limitate il numero di accessi a 3 o 5, bloccate lo script sul nascere

  • Rendi unico il tuo sito, get your .blog!

    Da ormai una decina di anni, la parola “blog” è diventata sinonimo della “propria casa sul web”. Quanti blog sono stati creati fino ad ora utilizzando il cms WordPress, l’applicativo per eccellenza nella realizzazione di “diari web”. Perché, in fin dei conti, cos’è un blog se non una pagina bianca su cui scrivere le proprie esperienze, portare il proprio know how sul web relativamente a ciò che si conosce meglio come la cucina, lo sport, stili di vita e tanto altro. Fino ad ora l’estensione più utilizzata e identificativa dei blog è stata il .com, ma con più di 200 milioni di blog esistenti al mondo, la possibilità di trovare il nome che meglio identifica il vostro, si sta affievolendo. Ecco perché Automattic, la società che gestisce WordPress.com, presto lancerà la nuova estensione .blog!

  • Nuovo attacco che sfrutta il Black Hat SEO.

    Secondo la definizione data da Google nelle sue guide sull’ottimizzazione per i motori di ricerca, con Black Hat SEO si intendono “le tecniche illecite o bad practice che violano le istruzioni per i webmaster e manipolano i motori di ricerca per cercare di far avere una posizione migliore a un sito”. L’attacco è stato reso possibile a causa della vulnerabilità del plugin WP Mobile Detector, utilizzata appunto per far si che Google, Bing e altri motori di ricerca portino i visitatori, tramite redirect, verso siti porno ospitati su server esterni.